Il cibo povero… Alla tavola dei ricchi!

Di Chiara Carciani (foto di azerbaijan_stockers)

Centinaia di anni fa, quando la fame era tanta e le disponibilità economiche poche, nacque quasi per caso l’acquacotta. Si dice che già al tempo degli Etruschi fosse il piatto che faceva da padrone. 

Il “sasso magico”

Le storie che si raccontano sulla sua nascita sono numerose, la più conosciuta è “La minestra di sassi”. 

Si narra che un giorno, un viandante stanco ed affamato bussò alla porta di un’anziana signora, che, in cambio di qualche lavoro pesante nella proprietà, gli offrì ospitalità.

La povera signora non aveva però cibo per la cena, così, l’uomo si offrì di preparare una ricetta magica, a base di sassi. Mise a bollire dell’acqua in un pentolone e ci buttò un sasso al centro. Nell’attesa, trovò da aggiungerci qualche scarto di cipolla, un osso spolpato di prosciutto e altri resti di erbe selvatiche, che sicuramente “la magia del sasso” avrebbe reso buoni

Servì così la cena, accompagnata da del pane secco trovato nella madia, lasciando la signora incredula dalla bontà di quel piatto così semplice. Il giorno successivo il viandante, regalò il famoso sasso alla signora subito prima di andarsene, cosicché anche lei potesse usarlo ogni qual volta avesse voluto preparare la deliziosa minestra.

Questa, seppur una leggenda raccontata in varie versioni, vuole trasmetterci lo stesso principio per il quale, anche se con pochi ingredienti, si può ottenere un prodotto buono.

L’evergreen della tradizione

Di certo sappiamo che l’acquacotta è presente sulle nostre tavole da tempo per la sua semplicità di preparazione e la facile reperibilità degli ingredienti, provenienti direttamente dalla terra. 

Veniva spesso realizzata dalle massaie (le attuali casalinghe), per sfamare un numero elevato di persone, ma prestandosi bene ad essere consumata fredda, era il piatto preferito di minatori, braccianti e tutti i lavoratori che erano costretti a portarsi “la panierina” per pranzare fuori casa.

Ma qual è l’originale?

Non esiste una ricetta vera e propria poiché, essendo legata ai prodotti provenienti dalla terra, variava da paese a paese ed a seconda del periodo dell’anno. Gli ingredienti cardine erano sempre l’acqua, il pane raffermo Toscano (senza sale), la cipolla, il sedano e il pomodoro (molto spesso in salsa). 

In base alle disponibilità venivano poi aggiunte bietole, prezzemolo e qualche altra verdura “povera”

Raramente ci veniva spaccato qualche uovo “Ma questa è la versione più moderna dell’acquacotta cara! Un tempo le uova, mica ce n’erano per tutti sai? Si vendevano per comprarci il sale e, con quelle poche che rimanevano, ci si faceva la sfoglia!”

Così racconta mia nonna Mite pensando ai tempi duri passati. “Quanta acquacotta che ho mangiato, in periodi difficili la mi mamma la preparava sempre con tanta cipolla e tanto pane. E buona che era… sempre meglio di niente!” 

Tradizione e novità

Oggi l’acquacotta è uno dei primi piatti principali della tradizione Toscana, in particolare maremmana. Oltre ad essere la protagonista di molte sagre, la troviamo in tutti i ristoranti tipici e, rivisitata in chiave moderna, anche in molti ristoranti gourmet, dove mantiene però il suo concetto di piatto povero… 

E chissà se qualche chef di oggi usa lo stesso ingrediente segreto della nostra leggenda!


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