Sul caffè, tutti d’accordo!

Di Ilaria Patacconi (foto di ededchechine)

Un chicco da cui nasce la bevanda più consumata al mondo, dopo l’acqua. Di varianti sulla preparazione ne esistono a decine, in Italia l’espresso è il rituale quotidiano che ci unisce da generazioni. Ma cosa sappiamo del caffè e della “vita” che fa al di fuori del nostro Paese?

Un sorso di storia

Le origini della pianta sono centro-est africane, in particolare viene da Etiopia, Sudan meridionale e Kenya. Il mondo orientale è sicuramente stato il primo ad essere introdotto all’utilizzo dei chicchi di questa pianta, già nel XV secolo a Istanbul veniva consumata una bevanda simil caffè nei luoghi di ritrovo dell’epoca.

In Italia la prima ad introdurla è stata la Repubblica di Venezia, che già nella prima metà del XVII secolo aprì una bottega di caffè nella Capitale. Neanche un secolo dopo, ogni città Europea vantava almeno un café. Era diventata la bevanda di rappresentanza per intellettuali e professori che passavano il tempo libero a parlare e confrontarsi proprio in questi “Coffee shops”.

La grande diffusione e potenzialità di guadagno che l’industria di caffè vide in questo mercato portò i grandi colonizzatori a creare coltivazioni intensive proprio nei territori conquistati, facendoci lavorare gli schiavi. Il caffè divenne una delle maggiori merci di scambio con petrolio ed acciaio.

Da dove viene il buon caffè

Nonostante esistano più di 50 specie di pianta del caffè nel mondo sono solo due quelle più ampiamente coltivate: Arabica e Robusta.

Il caffè ha però bisogno di condizioni pedoclimatiche specifiche per avere una buona produttività, in particolare l’Arabica che ha necessità più specifiche rispetto alla Robusta. Non è un caso che i Conquistadores abbiano scelto le Colonie come luoghi di coltivazione per questa pianta, perché proprio nella “cintura” subito attorno all’Equatore si ritrovano naturalmente queste condizioni climatiche.

Essendo però coltivato in luoghi tipicamente di sfruttamento e schiavitù con poche fino a nessuna legge sui lavoratori o sull’ambiente, questa pianta ha da sempre delle problematiche al livello di sostenibilità sia ambientale che etica. Nessuno si preoccupava di tutelare i luoghi o i lavoratori delle piantagioni di caffè rendendo questa coltivazione una delle più impattanti ed ingiuste al mondo.

Ma chi lo vuole tutto questo caffè?

Basti pensare che la produzione mondiale annua di caffè nel 2020 è stata di quasi 130 milioni di sacchi di prodotto verde come riportato nel report di dicembre dall’ICO (International Coffee Organization).

Parlando di produzione, è giusto anche dire che il Brasile detiene il primato con 1/4 dell’Arabica e il 34% della produzione mondiale, ma il Sud-est Asiatico da qualche anno sta iniziando ad essere un valido rivale sotto questo punto di vista.

Se invece si parlasse di torrefazione e quindi lavorazione del caffè, l’Europa è il primo importatore di materia prima seguita a distanza dagli Stati Uniti. E fin qui nessuno “shock”, ma se diamo un’occhiata a chi sono i maggiori consumatori pro capite, probabilmente rimarremo sorpresi.

Una bevanda calda, per dei Paesi freddi

Sì, perché, anche se l’Italia è la terra dell’espresso e l’America senza dubbio ha il numero maggiore di consumatori di caffè, nessuno si aspetterebbe di trovare sul podio dei “caffeinomani” la Penisola Baltica.

Finlandia, Norvegia, Islanda e Danimarca che occupano i primi quattro posti nella classifica, consumano rispettivamente 12, 9.9, 9 e 8.8 Kg di caffè pro capite annui!

Il nostro Paese si posiziona solo al tredicesimo posto di questa “classifica” (5,4 kg a persona) che sembra però essere una posizione determinata dai diversi metodi di preparazione tradizionali utilizzati a seconda del luogo. Un espresso richiede sicuramente meno polvere di un “KahviFinlandese che però è il caffè più leggero al livello di tostatura.

Pausa caffè?

Insomma, che sia espresso, Americano, consumato da soli o in compagnia se il caffè è la bevanda (dopo l’acqua) più consumata al mondo ci sarà un motivo!

È parte integrante delle nostre giornate non solo per i “vantaggi” che possiamo trarre dal suo consumo, ma piuttosto perché il caffè è amore e convivialità e chi meglio di noi italiani sa quanto questo sia importante?


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