Oggi mi vesto di arancia!

Di Chiara Carciani (foto di Chiara Carciani)

Ridurre lo spreco e l’inquinamento valorizzando la propria terra, trasformando uno scarto in risorsa. Questa è la mission di Adriana Santonocito, specializzata in fashion design, sostenuta dall’amica ed esperta in comunicazione Enrica Arena.

Un problema che diventa una soluzione

Tessuti innovativi e sostenibili di alta qualità, realizzati con scarti di produzione della filiera agrumicola. Parliamo di Orange Fiber, un’azienda nata nel 2014 nel cuore della Sicilia. Un progetto che vuole stare al passo delle richieste attuali del settore della moda, particolarmente sensibile al tema “sostenibilità”.

L’idea è nata dal voler rinnovare con l’upcycling (recupero di materiali per creare oggetti da un valore superiore) il settore moda, contribuendo alla diminuzione dell’elevato numero di scarti di agrumi che ogni anno viene prodotto dall’industria di trasformazione della Sicilia, terra di origine delle due donne.

Si pensi che solo in Italia si producono 700 milioni annui di tonnellate di pastazzo (bucce e resti ottenuti dalla lavorazione degli agrumi), un grande problema economico e ambientale per quanto riguarda lo smaltimento.

Da buccia d’arancia ad abito

Orange Fiber, infatti, grazie al processo brevettato con il politecnico di Milano, ritira gli scarti delle aziende di trasformazione di agrumi dai quali estrae la cellulosa e realizza un filato.

Questo tessuto può essere tintoo accorpato ad altri come avviene nella normalità. Molto vicino alla seta, risulta “elegante, etereo e di altissima qualità”, come possiamo leggere dal sito. Essendo 100% naturale è del tutto biodegradabile, un vero esempio di economia circolare!

Orange Fiber e alta moda, è subito amore

Idea apprezzata subito da Salvatore Ferragamo, noto stilista ed imprenditore italiano, il quale nel 2016 ha stipulato un contratto con Orange Fiber e nel 2017 ha presentato una capsule collection interamente realizzata con questi tessuti. Nel 2019, anche la multinazionale svedese H&M, nella Collezione Conscious Exclusive dello stesso anno (realizzata soltanto con scarti ortofrutticoli e vegetali), ha introdotto la Orange Fiber per la creazione di un top corto in stile “boho”.

Azienda da cinque stelle

Tra i vari premi ricevuti, ricordiamo il Premio Nazionale per l’Innovazione “Premio dei Premi” 2016, la medaglia d’oro dell’Ideas4Change Award 2015 e il premio di Elle Impact2 for Women.

Numerosi anche i contributi finanziari che hanno permesso un rapido accrescimento di Orange Fiber. Nel 2019 l’azienda ha lanciato una campagna di Equity Crowdfunding, conclusa con esito molto positivo, superando largamente l’obbiettivo prefissato di 250.000 €, per un totale di 650.000 € e 365 nuovi soci.

Questo ha permesso loro di aumentare la produttività investendo in un impianto da 60 tonnellate di produzione annue, pronto a soddisfare la crescita della domanda.

Un’evoluzione etica

“Se lo spreco alimentare fosse una città sarebbe grande dieci volte Manhattan”, dice la Ricerca del “The Boston Consulting Group”.

Non è una novità, lo spreco alimentare è un problema molto diffuso oggi, legato senza dubbio ad una società sempre più consumistica. Ma se pensiamo di attribuire la colpa soltanto a questo fattore ci sbagliamo. Lo spreco riguarda tutte le fasi della filiera, dal consumo finale del cibo alla produzione e lavorazione.

Orange Fiber con il giusto compromesso tra sostenibilità e tecnologia, ha dato vita ad un prodotto di alta qualità in grado di contrastare sì il problema dello smaltimento dei sottoprodotti delle industrie, ma anche la sempre più grande richiesta di fibre tessili del settore della moda.


Rispondi