Latte: spreco e innovazione

Di Ilaria Patacconi (foto di Chiara Carciani)

Ormai si sa, nel mercato alimentare troviamo ai poli opposti, persone che non hanno cibo sufficiente per nutrirsi e persone che il cibo a disposizione non lo sanno gestire ed arrivano a buttarne più di quanto ne consumino.

Un esempio lo troviamo nella filiera lattiero-casearia che, oltre lo spreco di tutto quel latte che viene prodotto in eccesso creando una rimanenza e quindi uno scarto alla fine della vita nelle GDO (Grande Distribuzione Organizzata) si trova a dover trovare una soluzione anche allo smaltimento dei “rifiutidi produzione.

Le mille facce del latte

Andando all ricerca di metodi di recupero per il latte ci imbattiamo in una miriade di soluzioni: casalinghe come l’utilizzo per la pulizia delle stoviglie d’argento, che non danno però una soluzione allo spreco nella grande distribuzione né di produzione, agli imballaggi 100% ecosostenibili.

Un esempio di pensiero innovativo ce lo dimostra la Start-Up puglieseEggPlant” che propone una soluzione allo smaltimento delle acque reflue industriali trasformandole in una risorsa.

EggPlant si basa su una tecnologia di loro proprietà per ottenere bioplastiche ad alta prestazione attraverso un processo a scarto zero. Si parla quindi di una “plastica” completamente Bio-derivata e Biodegradabile col nome PHB (Polyhydroxybutyrate).

Ma come fanno?

Il progetto, con la collaborazione con l’Università di Bari e molte altre aziende, ha ricevuto un finanziamento di 1,4 milioni di euro dal Biocosì con il bando della Regione Puglia “INNONETWORK

EggPlant ha avuto 18 mesi di tempo per convertire le acque reflue industriali in materia prima, dando vita a imballaggi alimentari che possano essere introdotti nelle linee produttive già esistenti.

L’elemento principale, intorno al quale gira il progetto, è il lattosio (“zucchero” del latte) contenuto nei reflui caseari. Il Centro Ricerche di Brindisi dell’ENEA (Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente) ha creato un nuovo processo che permette la divisione del siero di latte in modo da ottenere il recupero sezionato di tutte le componenti (sieroproteine/peptidi, lattosio, sali minerali e acqua ultra-pura).

Grazie a EggPlant, lo zucchero viene quindi processato per ottenere una plastica completamente Bio-derivata, Biodegradabile e compostabile, adatta a diverse applicazioni, tra cui la produzione di Eco-packaging alimentare.

Cosa ne pensano gli esperti?

Valerio Miceli della Divisione Biotecnologie e agroindustria dell’ENEA commenta la proposta della Start-Up: “Il progetto risponde non solo ad esigenze di natura etica e ambientale ma anche economiche, legate ai costi elevati dello smaltimento dei reflui caseari consentendo, oltretutto, di tagliare di circa il 23% il costo unitario di produzione del biopolimero. Questa proposta può rappresentare anche una fonte di ricchezza integrativa in termini di redditività per le stesse aziende casearie, per gli stakeholder operanti in filiera e per le PMI innovative che mirano ad aumentare la competitività del territorio diversificando l’offerta di prodotto”.

L’azienda ha sviluppato anche delle piattaforme tecnologiche intelligenti basate sulla sua Bioplastica: Bio-composizione morbida, Bioplastiche conduttive, dispositivi elettronici ad alta tecnologia, imballaggi attivi, dispositivi medici.

In questo modo EggPlant pone e risolve due grandi problemi ambientali: lo smaltimento delle acque reflue e l’inquinamento delle plastiche tradizionali a base di idrocarburi. 

Proprio per la serie… Non si butta via niente!


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