La leggenda della fragola-pesce

Di Ilaria Patacconi (foto di Chiara Carciani)

Quante volte vi è capitato di leggere una notizia sulla pagina di qualche testata giornalistica, o aver sentito parlare di qualcosa in un programma televisivo che vi ha fatto storcere il naso? Ancor di più se l’argomento in questione è il cibo che, vuoi o non vuoi, tutti ne sappiamo qualcosa.

Gli OGM (organismi geneticamente modificati) sono il caso lampante di quanto possano essere disastrosi gli effetti di una comunicazione sbagliata. Nell’immaginario comune sono una piaga ambientale e una minaccia alla sicurezza alimentare, ma queste “voci” saranno sempre vere?

I cibi “Frankenstein”

Prima di tutto facciamo un minimo di chiarezza su cosa siano gli OGM. La definizione corretta, secondo il portale della Fondazione Umberto Veronesi, è “Organismi non umani modificati attraverso l’ingegneria genetica, cioè l’insieme di tecniche che permette di inserire, togliere o modificare pezzi di DNA, il materiale genetico che è presente in tutte le cellule degli organismi viventi”.

Nonostante nel pensiero comune siano spesso strettamente legati al mondo vegetale, queste tecniche hanno trovato i primi successi nella produzione di molecole ed enzimi partendo da batteri modificati al livello genetico.

Un esempio è l’Insulina, fondamentale per i diabetici che una volta estratta dal pancreas dei maiali, ora è ampiamente disponibile grazie a dei batteri modificati geneticamente.

La fragola antigelo

Una fragola con la “capacità” di sopravvivere ed essere coltivata in ambienti freddi grazie ad una mutazione genetica fatta inserendo l’enzima di un pesce artico all’interno del DNA del frutto.

Dalle notizie che si sentivano era nata in un laboratorio ed era in grado di produrre glicole etilenico (un antigelo) che la avrebbe “protetta” dal freddo. Si trovava in commercio, sapeva di merluzzo e secondo alcune persone avrebbe pure ucciso individui allergici ai frutti di mare.

Ricordo che frequentavo la prima superiore quando ho sentito parlare della fantomatica fragola OGM per la prima volta. Probabilmente se ne avessi sentito parlare con le conoscenze che ho oggi (per quanto limitate), mi sarei fatta subito delle domande sull’attendibilità della notizia ma al tempo pensavo “se lo dice la tv deve essere vero”.

L’OGM che non è mai esistito

Che uno scienziato pazzo oltre al “composto antigelo”, abbia deciso di inserire degli aromi di pesce è già poco credibile di per sé, ma che abbia (sadicamente) introdotto degli allergeni, poi passati inosservati ai rigidissimi controlli dagli OGM, direi che è impossibile.

Questa “fake news” sembrava arrivare dall’interpretazione (sbagliata) dell’articolo scientifico di due ricercatori russi, ma se si cerca questo articolo, si scopre subito che non c’è nessun riferimento ad un frutto col gene antigelo.

Non solo, non ci sono prove che la sperimentazione sia riuscita e che il gene sia in grado di connettersi al DNA né tantomeno generare una pianta “figlia” dell’esperimento. In laboratorio vengono utilizzati geni di vari organismi, fragole comprese ovviamente, ma il frutto mutante non è mai stato raccolto, figuriamoci mangiato.

Nessun riferimento a sapore, odore, gusto o resistenza al freddo, insomma, la fregola-pesce non ha mai neanche lontanamente interessato le sperimentazioni di nessuna azienda!

Il telefono senza fili

Insomma, un caso mediatico che ci ricorda come sia fondamentale risalire alle fonti originali delle notizie invece di commentare i commenti di altri.

Quello con cui voglio lasciarvi è, non ci sono opinioni giuste o sbagliate sull’argomento OGM. L’importante è far parlare i fatti, non le voci di coloro che vogliono solo attirare l’attenzione dei consumatori usando titoli accattivanti ma senza un fondamento scientifico dietro quello che viene detto.

Non è tutto oro, o in questo caso olio (di fegato di merluzzo) quello che luccica!


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