Pasta al sugo di Glifosato!

Di Alessia D’Angelo (foto di Bing Creative Commons)

Una tavola apparecchiata, un fiasco di vino e una padella di pasta al sugoAnche solo a leggerlo riesci a percepire i sapori e l’emozioni che solo questi elementi riescono a darti.

C’è poco da dire per noi italiani la pasta è sacra! Purtroppo, però, anche la pasta ha i suoi “oscuri” segreti, che oggi sono stati scoperti grazie a controlli molto severirichiesti dalle nuove leggi sull’etichettatura.

Facciamo chiarezza

Il grano duro (o Triticum durum dal latino) cereale da cui si ottiene la pasta secca. Viene coltivato principalmente nel bacino del Mediterraneo, nelle grandi pianure negli Stati Uniti,in Canada,nel Nord del Messico e in altre aree minori.

Capiamo bene che ognuno di questi luoghi avrà un proprio clima e di conseguenza dovrà ricorrere a metodi diversi di produzione.

Una cosa importante da sapere, è che il periodo ottimale di semina del grano,nel nostro Paese, va dai i primi di ottobre a fine novembre per arrivare alla maturazione ideale durante i mesi estivi grazie alle temperature calde.

Purtroppo, però, c’è qualcuno che non ha naturalmente queste condizioni meteorologiche ideali e per “aiutare” il grano a maturare, ma ricorre a dei metodi “veloci” per rimediare al problema.

Il Canada utilizza il Glifosato o Glifosate, un erbicida che secca la pianta, un po’ come farebbe il caldo ed il sole estivo da noi, per renderla pronta per la raccolta.

Una maturazione “contro natura”

Cosa fanno esattamente i canadesi? 14-15 giorni prima della raccolta del grano, quando la spiega è ancora verde,“sparano” un trattamento di Glifosato grazie al quale il grano “secca” velocemente e,perdendo umidità, raggiunge immediatamente il grado di maturazione necessario per la raccolta.

Questo processo, oltre ad accelerare di molto i tempi di coltivazione, aiuta a trattenere quelle sostanze nutritive considerate “buone” per la vendita e lavorazione del prodotto (glutine)in percentuale maggiore rispetto a quelle residue dopo una maturazione naturale.

Altri Paesi, compresi noi italiani preferiscono lasciar seccare lentamente la spiga, facendogli raggiungere naturalmente il suo colore dorato tipico dei nostri campi, anche se questo vuol dure perdere una parte di sostanze nutritive.

La conseguenza sarà una pasta che terrà leggermente meno la cottura, ma sarà molto più salutare.

La grande differenza per una salute migliore

“Il ministero della salute con il decreto ministeriale del 9 agosto 2016, ha adottato misure restrittive precauzionali per gli usi della sostanza diserbante glifosate; in particolare, è stato revocato l’impiego in pre-raccolta sul grano, al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura, mentre è ancora consentito un diserbo del terreno destinato alla coltivazione del grano, ma senza coltura” spiega il magazine online “Wise Society” in riferimento al Regolamento (UE) n. 293/2013 (regolamento residui).

Per essere precisi e corretti, c’è da dire che il Glifosate viene utilizzato anche in Italia, ma con la differenza che viene sparso solo come disinfestante in campo prima di effettuare qualsiasi coltivazione, senza il rischio di ritrovarlo nel prodotto finito.

Etichetta amica mia

Dal 2018 i produttori sono obbligati a scrivere sull’etichetta se la materia prima è prodotta in Italia, importata dal mercato interno europeo o da quello extracomunitario.

Tra queste alcuni marchi come Coop Vivi verde (spaghetti Bio) e Alce Nero, si impegnano di promuovere e proporre al cliente un prodotto con un’origine che utilizza l’erbicida nella maniera giusta.

Quindi come dice il detto non facciamo di tutta l’erba un fascio continuiamo a mangiare tranquillamente la nostra gustosa pasta al sugo e consultando prima l’etichetta… non solo per il tempo di cottura!


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