Integrale sì, ma che lo sia davvero!

Di Chiara Carciani (foto di Polina Takilevitch)

Per moda, per dieta o semplicemente per una varia e sana alimentazione, al giorno d’oggi sulle nostre tavole troviamo sempre più spesso cereali integrali.

Ormai tutti sanno che il valore nutritivo di questi alimenti è nettamente migliore rispetto ai cereali raffinati (comunemente pasta e pane bianco), sia per il contenuto di vitamine (B, E) che per il contenuto di fibra.

Proprio la fibra apporta numerosi benefici al nostro organismo tra cui: riduce l’assorbimento degli zuccheri tenendo basso l’indice glicemico (che esprime la capacità dei carboidrati contenuti negli alimenti di innalzare la glicemia, ovvero il livello di glucosio, comunemente chiamato zucchero, nel sangue), migliora le funzioni intestinalie aumenta il senso di sazietà.

Ma cosa significa “Integrale”?

Fin qui tutto fila liscio, se non fosse che la maggior parte degli alimenti integrali che troviamo nei supermercati non lo sono realmente. Leggendo l’etichetta, vi renderete conto che gli ingredienti utilizzati spesso sono farina di frumento 00, oppure 0 (quindi raffinata) con aggiunta di crusca o cruschello.

Un cereale per essere integrale non deve aver subito alcun processo di raffinazione e quindi le sue componenti (endosperma, crusca e germe) dovrebbero rimanere presenti ed integre, da qui il nome “integrale”.

Questo non avviene nei cereali raffinati come nella farina 00, alla quale vengono eliminati totalmente crusca (strato che ricopre il cereale) e germe (embrione del seme), che invece apporterebbero numerose proteine, vitamine e sali minerali.

Cosa dice la legge?

Una farina integrale, secondo la legge, è ottenibile sia non sottoponendo il cereale alle lavorazioni, (come giustamente dovrebbe essere), sia aggiungendo crusca. In entrambi i casi, il prodotto finale potrà essere etichettato come “integrale”.

Tuttavia, molti dei benefici dei prodotti integrali si hanno per la presenza del germe di grano, che contiene proteine, grassi, vitamine e un’alta percentuale di antiossidanti ma che nelle farine lavorate non è presente.

Perché produrre farine raffinate per poi aggiungerne lo scarto?

La scelta dell’industria è dettata da vari motivi. Il germe di grano, che viene eliminato e non addizionato in seguito, è la parte più critica per quanto riguarda la conservabilità del prodotto perché irrancidisce velocemente.

Un altro motivo è che vista la maggiore parte della richiesta sul mercato è per la farina raffinata, i macchinari delle aziende sono tutti improntati verso quel tipo di produzione, di conseguenza resta molto più facile ed economico aggiungere la crusca a fine lavorazione che cambiare completamente gli impianti di produzione.

Come riconosco un vero integrale?

Non fatevi ingannare dalle diciture “multi cereale”, “alto contenuto di fibre” o “macinato a pietra”. Queste non certificano l’essere integrale di un prodotto.

Diffidate da prodotti evidentemente chiari con puntini marroni: un prodotto integrale presenta un colore scuro, tendente al marrone… Anche se spesso le industrie ricorrono ad aromi e coloranti naturali come caramello.

L’unico modo per verificarne l’autenticità è leggere l’etichetta. Un vero prodotto integrale vedrà apparire come primo ingredientefarina integrale”.

Verso un acquisto consapevole

Un falso cibo integrale, oltre ad avere un prezzo più elevato rispetto ad un prodotto raffinato, non garantisce la qualità che molto spesso viene meno quando si parla di crusca. Sperando che si regolamenti al più presto la produzione dei vericereali integrali”, scegliete consapevolmente, magari aiutandovi anche con i nostri consigli.


Rispondi