Ricarichiamo l’olio scarico

Di Filippo Pianigiani (foto di congerdesign)

Delle olive che producono olio, che non a caso qualcuno chiama “oro verde”, non bisognerebbe sprecare nemmeno una parte. Non solo per il prezzo, che varia molto in base alla qualità dell’olio prodotto, ma anche per le possibilità di riutilizzo dei suoi scarti che sono inimmaginabili e spesso molto sottovalutate.

Basti pensare a tutti quei processi della lavorazione delle olive da cui estraiamo solo il succo, ovvero l’olio. Ma l’oliva non è tutta polpaE tutto il resto, che fine fa?

Liscio sì, ma anche inquinante…

In questo mercatogreen” sono investite, almeno in Italia, molte risorse. Il risultato? Oggi la produzione dell’olio d’oliva ha pochissimo residuo di lavorazione e tutti i suoi sottoprodotti sono rilavorati per produrre materiali riutilizzabili.

Nulla viene scartato!

In sempre più frantoi, quelli che prima erano gli scarti di lavorazione, vengono adesso utilizzati e commercializzati: sansa e nocciolino, sono i più comuni nonché i più usati.

La sansa, lo scarto solido separato da un Decanter, costituita da pezzettini di nocciolo e dalla parte vegetale della polpa e della buccia dell’oliva, viene denocciolata, cioè separata tramite un vaglio dai residui del nocciolo e utilizzata come mangime bovino.

Il mangime unito con la sansa permette di migliorare non solo il latte, ma anche la carne poiché ricca di antiossidanti (derivanti dai polifenoli).

E il nocciolo lo butti?

Anche il nocciolo, separato dalla sansa, viene riutilizzato. Dotato di un importante potere calorico, grazie alla presenza di olio, e mescolato con il pellet trova uso per il riscaldamento civile o industriale.

La separazione del nocciolino è, per quanto poco conosciuta, comune nella maggior parte dei frantoi che non pensano neanche lontanamente di buttare via così tanta materia prima solo perché sconosciuta a molta gente.

Quindi possiamo stare tranquilli?

Sì, e anche no… L’olio, seppur un prodotto tipico, tradizionale ed estremamente buono, non va sottovalutato come potenziale inquinante del pianeta eva trattato quindi con il giusto rispetto per l’ambiente.

Stiamo facendo sicuramente un bel lavoro nel riutilizzo degli “scarti”, ma chissà quante altre cose ancora non abbiamo scoperto sugli alimenti e come aiutare la stessa Terra che ci regala queste piccole gemme verdi…


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