Magnatella ‘na risata

Di Ilaria Patacconi (foto di Wikimedia Commons)

Niente da dire sulla golosità dell’uovo di Pasqua, nulla da eccepire nemmeno sul significato simbolico della colomba pasquale. Ma avete mai provato la pastiera napoletana?

Origine del mito

Per scoprire la storia che riguarda questo dolcemitico” dobbiamo fare un salto indietro fino all’epoca romana o forse addirittura greca.

Secondo la leggenda, la prima a realizzare questo dolce fu la sirena Partenope che, affascinata dalla bellezza del Golfo di Napoli, decise di farne la sua dimora. La popolazione, per ringraziarla di aver scelto il Golfo come sua dimora e per il suo canto che rappresentava l’arrivo della primavera, “ricambiò” portandole sette doni della natura, ognuno simbolo di qualcosa. La farina (ricchezza), la ricotta (abbondanza), le uova (fertilità), il grano cotto nel latte (fusione di regno animale e vegetale), lo zucchero (dolcezza del canto della sirena), le spezie, omaggio di tutti i popoli e i fiori d’arancio (profumo della terra campana). Partenope gradì i doni, ma li mescolò creando questo dolce unico.

San Gregorio Armeno

In realtà, al di là dei presunti legami con la cultura pagana, la ricetta della pastiera così come la conosciamo oggi sarebbe nata nel XVI secolo tra le mura del convento di San Gregorio Armeno.

Una delle suore benedettine che lì viveva volle realizzare un dolce che potesse unire insieme alcuni degli ingredienti più simbolici del periodo pasquale, come le uova, le spezie provenienti dall’Asia e il profumo dei fiori d’arancio del giardino conventuale.

Ben presto le suore del monastero diventarono famose e considerate le “maestre” della pastiera, che preparavano in grande quantità durante la Settimana Santa per poi donarle ai signori della ricca borghesia partenopea.

Il dolce che sciolse la Regina

Maria Teresa D’Austria, moglie del Re Ferdinando II di Borbone, soprannominata “la Regina che non sorride mai”, cedette all’insistenza del marito (famoso per essere molto goloso) e decise di mangiare una fetta di pastiera. Al primo assaggio, la sua espressione sempre accigliata, si sciolse in un grande sorriso, dovuto forse alla dolcezza e alla morbidezza della pietanza.

Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo” così disse il sovrano, riferendosi alla consorte. Da qui deriverebbe anche il detto “magnatella ‘na risata“, tipica frase che sollecita le genti alla ilarità.

E come darle torto, la Pastiera napoletana non è solo un piatto tipico della Pasqua, è storia, è tradizione, ma soprattutto… È buona!


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