Occhio alle chele!

Di Ilaria Ancona (foto di Chiara Carciani)

Molto spesso, vuoi per simile aspetto o nomenclatura, immaginiamo erroneamente l’astice come corrispondente maschile dell’aragosta.

Seppur entrambi crostacei, appartengono a generi animali diversi, l’astice fa parte degli“Homarus”, mentre l’aragosta fa parte dei “Palinurus”.

Una persona inesperta, potrebbe non saperli distinguere ma oggi, faremo chiarezza sulle differenze che ci sono tra questi due crostacei sia al livello organolettico che “estetico”.

Una differenza abissale

Questi due animali crescono in ambienti diversi ma vivono negli stessi mari: il Mediterraneo, l’Atlantico e, nel caso dell’astice, il Mare del Nord.

Il diverso habitat determina una discordanza il colore. Non farsi trovare è la loro “tattica” di sopravvivenza quindi, cercando di mimetizzarsi, crescono sfoggiando manti diversi a seconda di dove vengono pescati.

Se l’habitat in cui sono cresciuti era prevalentemente scoglioso, il colore tenderà ad essere più scuro rispetto a quelli pescati in una zona sabbiosa che li rende più chiari.

Nello specifico l’astice, di cui esistono due specie distinte, può essere di colore marrone scuro con “chiazze” gialle sul ventre, quello detto Americano, o con tonalità blu, più raro e pregiato che proviene dal Mar Mediterraneo o del Nord.

A differenza dell’astice, l’aragosta ha un colore tendente all’arancio-rosso con a volte sfumature anche viola-brunastre.

Differenza a colpo d’occhio

Fondamentale ad un impatto visivo notiamo due principali differenze: le chele e la taglia. A meno che non si stia parlando dell’aragosta “gigante”, le aragoste raggiungono una lunghezza media di 20/40cm, mentre gli astici vanno dai 30 ai 40cm.

Un’altra cosa che possiamo subito notare è che l’astice ha due chele, anche abbastanza grandi ma non uguali. Una è leggermente più grossa, che serve a catturare spugne, piccoli crostacei e vermi marini di cui si nutre, mentre l’altra è leggermente più piccola ed appuntita utilizzata per tagliare le prede.

L’aragosta, invece, non ha le chele, bensì due antenne ripiegate all’indietro che con una funzione sensoriale, per captare i pericoli e le prede.

Sei rosso come un’aragosta ma anche come un astice!

Diciamoci la verità, chiunque dopo essersi abbronzato con il primo sole d’estate si è sentito dire “sei rosso come un’aragosta!”.

Ma la cosa da sapere su questo detto è che il colore “rosso” è tipico sia dell’astice che dell’aragosta… Ma dopo esser stati bolliti!

Infatti, questo fenomeno naturale è dato da una proteina la“crustacianina” che a contatto con dell’acqua a temperatura di ebollizione,libera molecole di “asta xantina” che cambiano i pigmenti (colore)del carapace, da blu o arancione ad un“rosso vivo”.

La vera differenza la fa il gusto!

In base alla zona di pesca sia l’astice che l’aragosta acquistano molto più valore commerciale ed organolettico.

Un esempio? Gli astici, di origine Europea (zona Mediterranea) hanno conquistato il palato di molti amanti del pesce facendo schizzare alle stelle i prezzi che hanno raggiunto i 70 ed i 90 euro al Kg.

Dal gusto forte e deciso, l’astice è ideale per ogni forma di espressione culinaria sia con abbinamentistrong”,ad esempio con una cipolla rossa in agrodolce e datterini che servito semplice alla catalana.

L’aragosta, dalle fibre tenere e succose, al contrario, si sposa bene con la dolcezza di chi, in cucina, la arricchisce d’amore accompagnandola con una vinaigrette delicata e frutta fresca esotica.

Non rimane che dire buon appetito… E occhio alle chele!


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