Mollo tutto e vado a fare il pastore

Di Ilaria Patacconi (foto di “le donne di Zeri”)

Un’origine incerta, sicuramente conseguenza di un ceppo Appenninico rimasto isolato per molto tempo vista la particolare area di allevamento, tra il comune di Zeri (in provincia di Massa da cui prende il nome) e le zone confinanti della Lunigiana e della Liguria; la pecora Zerasca fa sicuramente parte di una di quelle razze animali che, nel recente passato, hanno rischiato l’estinzione.

Soggetta nel dopoguerra a incroci, in particolare con la Massese, ci troviamo comunque davanti ad una razza rustica, dal manto bianco e con un’ottima riuscita e che non necessita di particolari attenzioni durante l’allevamento, che si basa quasi esclusivamente sul pascolo, integrando solo un piccolo quantitativo di fieno durante la stagione invernale.

Dalle parole ai fatti

In quanti abbiamo pensato almeno una volta “Basta, mollo tutto e vado a vivere tra i monti come Heidi”… Beh, c’è chi non l’ha solo pensato, ma l’ha fatto davvero!

Grazie ad uno dei nostri insegnanti (shout out to Jacopo Goracci della “Tenuta di Paganico”) abbiamo scoperto la storia incredibile delle “donne di Zeri”.

Un’avventura iniziata quasi vent’anni fa quando, spinte dall’amore per il territorio e un gran coraggio hanno lasciato il lavoro d’ufficio per dedicarsi alla pastorizia nella valle di Zeri con l’obiettivo di “recuperare” e rilanciare la razza di pecore Zerasche.

Più di un lavoro

È una vita di sacrificio perché d’estate mi alzo alle 4 del mattino e alla sera non ho mai finito” racconta una delle donne in un documentario presentato a “Al-Jazeera Documentary Film Festival 2010”.

Qui l’allevamento di qualità non è folclore né moda, è qualcosa che cambia la vita delle persone, che modella il paesaggio, perché più giovani si appassionano al progetto della pecora, e più la valle non si spopola, il bosco non muore

Il loro contributo al mantenimento di un territorio bellissimo, anche se ostile, è fondamentale. Si garantiscono un buon reddito grazie alla produzione di carni e formaggiMa la motivazione primaria è il contatto con gli animali e la natura. Il lavoro sola e il via vai è estenuante, anche se poi le soddisfazioni sono impagabili

Il figlio prediletto

La Zerasca si alleva in particolare per la produzione di carne, che al palato è tenera, dolce, profumata e non ha quel sentore di “selvatico” a differenza di quanto ci si possa immaginare ma produce anche un latte particolarmente ricco di proteine.

Questo, però, solo in pochi casi raggiunge la filiera casearia perché, da disciplinare, serve per prima cosa all’alimentazione degli agnelli (PAT) che prevede unicamente il latte materno ed erba o fieno dei campi del pascolo. La macellazione può avvenire solo dopo i 60 giorni di vita e con un peso minimo di 20/25kg.

Per quanto si tratti ancora di una razza a rischio, grazie al lavoro di un gruppo di allevatori che nel 2001 hanno creato il Consorzio per la valorizzazione e la tutela della pecora e dell’agnello di Zeri oggi c’è un’attenzione al proteggere la sopravvivenza di questi animali.

Dal 2004, anche Regione Toscana e Slow Food, hanno fatto del territorio di Zeri un Presidio da tutelare e promuovere per avvicinare i turisti a questo magnifico luogo, alla scoperta di un formaggio prelibato e di una lana che viene trasformata in splendidi tappeti.


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