Cibi curiosi e unici: ce ne sono anche in Italia!

Di Gianluca Marchetti (foto di Chiara Carciani)

Cavallette fritte, zuppa di pipistrelli, cuore di serpente crudo, stufato con interiora di ratto: questi sono alcuni dei tantissimi, bizzarri piatti che possiamo trovare in giro per il mondo.

Spesso commettiamo l’errore di attribuire il consumo di cibi stravaganti solo a Paesi orientali, esotici e, in generale, con culture diverse da quella occidentale. Eppure, perfino in Italia possiamo imbatterci in usanze gastronomiche a dir poco “inusuali“.

Siete pronti a scoprire alcuni dei cibi italiani più strani, ma che sono in realtà molto amati? Ecco a voi tre preparazioni che vi lasceranno sicuramente a bocca aperta!

Casu Marzu

Senza ombra di dubbio, il Casu Marzu è il più noto tra gli stravaganti alimenti italiani. Tipico della Sardegna, è conosciuto come “il formaggio con i vermi”.

Una forma di pecorino colonizzata dalla “Piophila casei”, meglio conosciuta come “mosca del formaggio”, depone le sue uova che schiudendosi faranno uscire tante, piccole larve bianche. Proprio questi vermetti saranno ben visibili sia sulla crosta che sulla parte cremosa del formaggio.

Le larve sono responsabili di un particolare processo fermentativo che conferirà al pecorino sia l’aspetto di un formaggio a pasta molle sia il sapore pungente che molti assaggiatori temerari apprezzano.

Il Casu Marzu è stato riconosciuto come PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) dal Ministero delle Politiche Agricole.

L’uso del sangue, delle interiora e dei testicoli

Molte preparazioni italiane si basano sull’impiego di parti dell’animale considerate meno nobili. Sebbene a molti buongustai venga l’acquolina in bocca al solo pensiero di mangiare un bel piatto di trippa, di lampredotto (ottenuti dagli stomaci del bovino) o un bel panino con il Biroldo (un salume ottenuto con il sangue del maiale anche conosciuto come “Buristo” o “Sanguinaccio”), ad altri consumatori un po’ più sensibili verrebbe la nausea all’idea di trovarsi di fronte ad uno di questi piatti.

La cucina toscana, in particolare, ha un forte legame con l’impiego del cosiddetto “quinto quarto”, ritenuto come lo “scarto” della macellazione e comprendente sia il sangue che gli organi interni.

Tuttavia, anche tra i tagli di carne meno nobili, ce n’è uno che potrebbe far svenire i deboli di stomaco, specialmente i maschietti: si tratta delle parti intime.

I testicoli di vitello fritti, chiamati anche “granelli” sono un piatto tipico di alcune regioni italiane, tra cui il Piemonte e la Toscana, di cui perfino Pellegrino Artusi era a conoscenza.

Così, nell’800, il famoso gastronomo scriveva nel suo libro “La scienza in Cucina e l’Arte di mangiar bene: “Quando nella Maremma toscana viene il giorno della castratura dei puledri si invitano gli amici ad un pranzo ove il piatto che fa i primi onori è un magnifico fritto di granelli”.

Grappa alla vipera

Occhi minacciosi, denti pronti a morderti e un corpo viscido e attorcigliato. Solo una sottile parete di vetro ci separa dal serpente che ci fa venire i brividi. Ma, per nostra fortuna, l’alcol ci protegge da questa minaccia.

Nonostante sia rarissima da trovare, la Grappa alla vipera è riconducibile alle usanze gastronomiche di alcune zone delle nostre Alpi. Si tratta proprio di una bottiglia di grappa al cui interno vi è intrappolato il rettile velenoso.

Il serpente viene messo all’interno dell’alcol (secondo alcune testimonianze, la vipera verrebbe messa quando è ancora in vita) e, diversamente da quello che si potrebbe pensare, il veleno non viene rilasciato. Passato un periodo di affinamento, la grappa assumerà un colore verdognolo e sarà pronta da bere.

In fin dei conti, cosa è strano e cosa è normale?

Lo Chef Andrew Zimmern, noto per aver condotto la trasmissione televisivaOrrori da Gustare” afferma che alcuni piatti considerati normali in certi Paesi, in altri vengono visti come strani.

Ogni cultura è anche un insieme di determinate credenze e convinzioni, radicate negli individui appartenenti ad essa: questo concetto si applica ai costumi e alla gastronomia che rendono unico un Paese.

Qualcuno può rabbrividire trovandosi di fronte ad una bottiglia con dentro una vipera. Molti di noi non userebbero mai un serpente in cucina. Eppure, c’è stato chi ha dato un significato gastronomico ad animali o a tagli di carne che nell’immaginario di molti non sarebbero mai diventati cibo.


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