Vini vivi, la strada per la felicità

Di Alberto Mangoni (foto di azerbaijan_stockers)

Un nuovo capitolo, Vini Naturali

Grandi classici, vini intramontabili e ben impressi nella mente, almeno l’etichetta, degli amanti del vino in tutto il mondo, grandi Bordeaux, Borgogna e qualsivoglia bottiglia che registri tre zeri sul cartellino in enoteca o al ristorante.

Prodotti eccezionali ed eterni, vere e proprie icone, insomma la bottiglia che tutti un giorno, almeno una volta nella vita vorremmo stappare

Ma qualcosa sta cambiando, tra nuove generazioni e cambiamenti sociali, pian pianino si stanno facendo spazio in un mercato fitto e fuso i “vini naturali”.

Vini naturali?

Beh, bella domanda, trovarne una descrizione precisa o delimitarli con un disciplinare è cosa non fatta, forse è proprio questo il loro fascino. Quando parliamo di questa categoria di prodotti può succedere di tutto

C’è chi sostiene che non esistano, poiché l’uva necessita dell’intervento umano per trasformarsi in vino e chi difende a spada tratta questo piccolo universo enologico, fatto di lavoro e attenzione all’ambiente che ci circonda.

Fatto sta che una vera e propria descrizione per questi vini non esiste, tanto che, la menzione vino naturalenon può per legge essere utilizzata sull’etichetta poiché ritenuta forviante e poco identificabile.

Cosa sono?

Per quanto realmente non esistalegislazione” per questa tipologia di vini è altrettanto vero che non possiamo parlare di libera interpretazione rivolgendoci ad una cantina che produce, coltiva e si sostenta in modo naturale.

Qui filosofia di vita e filosofia produttiva si intrecciano in maniera indissolubile, il lavoro di uomini e donne grati alla terra che le restituiscono quel tanto di buono che questa da a loro.

Per tirare delle grandi linee potremmo dire che “il vino naturale” è quello che otteniamo da un’agricoltura di base sostenibile e rispettosa della natura, che spesso ma non sempre va a integrarsi con i principi di base della biodinamica (leggi qui l’articolo su Demeter).

Sulle orme del Terroir

Oltre ad un approccio biologico in vigna, il focus dei “produttori naturali” è sicuramente la valorizzazione del terroir, ma come?

Attraverso pratiche di cantina più “pulite” quindi meno invasive e senza l’utilizzo di solfiti, se non quelli naturalmente creati durante la fermentazione, e additivi.

Solitamente questi vini non vengono né chiarificati né filtrati, per conservarne l’originale natura della materia prima.

Vini vivi, rispecchiano e rispettano il territorio che gli da vita, vignaioli che sempre più volgono un occhio alla salubrità e alla sostenibilità delle produzioni, sarà il futuro?

Solo il tempo ce lo saprà dire, non finisce qua, ne parleremo ancora… Nel frattempo, ne berrei una bottiglia e voi?

Alla salute!


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