Luppolo italiano: tre varietà per ogni gusto!

Di Alessia D’Angelo (foto di Chiara Carciani)

Quando vogliamo una buona birra ci affidiamo sempre ai tedeschi, agli irlandesi o a tanti altri Paesi esteri, raramente guardiamo l’Italia.Ma questa tendenza oggi si sta invertendo grazie all’avvicinamento delle persone al mondo artigianale.

Cambio di rotta

La produzione di birra artigianale in Italia è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, un fenomeno dinamico e innovativo che ha una crescente fetta sui mercati nazionali ed internazionali grazie alla qualità e tipicità degli ingredienti utilizzati per le birre e al loro stretto legame con il territorio.

Anche se c’è da dire che la pratica della coltivazione del luppolo in Italia non è poi così recente.

Le prime sperimentazioni furono fatte nel XIV secolo da Gaetano Pasqui, agronomo romagnolo, cominciò ad isolare alcune piantine di luppolo selvatico che crescevano spontanee sulle rive del fiume Rabbi, vicino a casa sua.

Un po’ per gioco, un po’ perché importare la materia prima dagli altri Paesi (come oggi) costava molto, decise di tentare questo esperimento.Visto che, come insegna la storia, le migliori scoperte succedono sempre per caso, l’agronomo diede il via alla prima produzione artigianale di birra italiana senza nemmeno saperlo.

Luppolo autoctono

Purtroppo, ci sono ancora tante aziende che scelgono di utilizzare luppoli esteri, nonostante i costi salati d’importazione. Fortunatamente c’è anche chi capisce l’importanza di legare anche alla birra, come al vino, il concetto di terroir e decide di puntare ad una produzione totalmente autoctona.

Come l’Italian Hops Company, la prima azienda italiana ad occuparsi di produzione e commercializzazione di luppolo dal 2014,la prima varietà al 100% italiana del luppolo autoctono di Marano sul Panaro. L’azienda ha anche partecipato ad un programma di ricerca sul luppolo selvatico,in collaborazione con lUniversità degli studi di Parma avviato nel 2011.

Il frutto della ricerca

La parte fondamentale della ricerca è stata produrre tre tipi di varietà di luppolo italiano: Futura, Æmilia, ed Mòdna, figlie di una selezione di massa iniziata nel 2012.

I ricercatori, coordinati dal professor Tommaso Ganino, cercavano luppoli con aroma, che allo stesso tempo potessero garantire una buona produttività e fossero tolleranti a peronospora e oidio (parassiti ritenuti le principali “nemici” per la coltivazione del luppolo).

“Le tre varietà – ha raccontato proprio Ganino – hanno bouquet aromatici diversi. Il più semplice è Futura, ha un bouquet bilanciato, né troppo floreale né troppo agrumato, è adatto a una birra beverina. Poi passiamo a individui più aromatici, con intensità a salire da Æmilia a Mòdna. Mòdna in particolare si adatta a stili americani, molto speziato, molto floreale con qualche nota agrumata”.

Questa è solo una delle tante realtà che oggi stanno prendendo piede in questo mondo in via di sviluppo, cercando di valorizzare il nostro territorio e questa fantastica materia prima.

I mille usi del luppolo

Il luppolo non è protagonista solo nel mondo della birra, grazie alla sua grande versatilità, lo ritroviamo in molti altri settori.

Al livello culinario, in tante regioni italiane è tradizione raccogliere gli apici della pianta del luppolo selvatico ed utilizzarli come se fossero degli asparagi. Possono essere lessati o saltati in padella e poi utilizzati per preparare risotti, frittate e minestre.

In erboristeria l’utilizzo del luppolo interessa soprattutto per le sue proprietà sedative, mentre in fitoterapia è noto come sonnifero, in particolare viene utilizzata la polvere delle infiorescenze (femminili) del luppolo, per il suo alto contenuto di luppolina.

Oltre che calmante e sedativa, questa pianta ha capacità di favorire la digestione. Stimola la produzione di succhi gastrici ed è utilizzato come rimedio naturale alla gastrite, soprattutto per quella di origine nervosa.

Il luppolo non stimola solo la voglia di una bella birra ma è anche un ottimo rimedio naturale per chi, a differenza nostra, ha problemi di appetito.

Non siete convinti? Provare per credere!


Rispondi