Chinotto, molto più di una bibita!

Di Ilaria Patacconi (foto di Wikimedia Commons)

Una pianta, sempreverde, che può raggiungere i tre metri di altezza e che sviluppa su pochi rami un’incredibile quantità di fiori e di frutti.

Frutti che un tempo si trovavano in molti “caffèitaliani e francesi, sul bancone in un vaso con un cucchiaino di maiolica immersi nel Maraschino… Erano Chinotti di Savona, famosi e unici per qualità, aroma e ottimi come digestivo.

Pianta cinese… Ma col carattere italiano

Pianta originaria della Cina, è stata portata in Italia intorno al 1500 da un navigatore savonese, che senza saperlo, trapiantandola sulla costa ligure ne ha migliorato le qualità organolettiche grazie al microclima ideale per la sua crescita.

Per avere il primo laboratorio per la lavorazione del Chinotto, dobbiamo però aspettare il 1877 quando la “Silvestre-Allemandsi trasferisce a Savona dalla città di Apt, nel sud-est della Francia, dove era attiva già dal 1780.

Il motivo dello spostamento ha sicuramente un carattere economico, almeno in parte, ma in Italia, riuscì a valorizzare una pianta, che, grazie alle condizioni climatiche ideali, presentava dei fruttimiglioriper la canditura, perché di dimensioni ridotte, dalla buccia più spessa, resistente e profumata e dalla maturazione precoce rispetto alle altre varietà.

La grande ricchezza della riviera ligure, in pochi anni, portò alla nascita di molti stabilimenti locali che, impiegando le tecniche introdotte dai francesi, “affinarono” l’arte della canditura, mettendo le basi dell’attuale tradizione in pasticceria.

Crisi e ripresa

Verso la fine del XIX secolo a Savona fu fondata laSocietà Cooperativa dei Chinotti” che, si occupava sia della coltivazione che delle trasformazioni e alla vendita dei frutti. La fortuna di questo prodotto continuò fino agli anni Venti, quando varie gelate invernali e il non interesse da parte degli organismi al potere, segnarono l’inizio di una crisi.

Crisi che dura tutt’oggi: solo poche piante di Chinotto sono coltivate ancora nel savonese e la conservazione della specie è affidata agli orti botanici e ai vivai che hanno continuato a coltivare il Chinotto nonostante la produzione industriale si fosse pian piano ridotta ai minimi termini.

Dal settembre 2004 è stato istituito nella zona un Presidio Slow Food grazie al quale stanno provando a recuperare la coltivazione della pianta e a rilanciare l’attività della canditura. In molti hanno aderito al progetto e l’augurio è che questo prodotto tradizionale possa vivere nel prossimo futuro un nuovo momento di gloria.

Chinotto, proprietà e utilizzi

Nel periodo del raccolto, tra settembre e novembre, è possibile vedere tra le foglie grappoli di chinotti, di piccole dimensioni e dal colore verde brillante che, col tempo, tende verso all’arancio. Il profumo che sprigionano è intenso e caratteristico, segno di una eccezionale conservabilità anche per periodi molto lunghi.

Il Chinotto si presta all’impiego nella produzione di alimenti e integratori, ma anche nella cosmetica. All’elevata quantità di vitamina C si aggiungono le funzioni digestive e rilassanti, che tradizionalmente ne spiegano l’impiego per combattere l’insonnia. In cosmetica sono apprezzate le virtù antiossidanti e decongestionanti.

Autorizzato dal Ministero della Salute per la produzione di integratori alimentari, è apprezzato per le sue proprietàdietetiche”, la capacità di migliorare i movimenti intestinali e stimolare il sistema nervoso simpatico.

Il Chinotto nella Rete

Con l’obiettivo condiviso con il Comune di Savona di recuperarne la coltura e cultura del Chinotto locale, è stata creata una rete di piccole imprese che trasformano il Chinotto, presidio Slow Food, in marmellata, miele, mostarde, , birre, liquori, dolci chiamata “Il Chinotto nella Rete”.

Iniziativa alla quale ha partecipato anche “Lurisia”, una storica azienda di imbottigliamento acque minerali e produzione bevande analcoliche che ha iscritto la sua bevanda tra i prodotti di “Il Chinotto nella Rete” dimostrando ancora una volta l’importanza del lavoro di Slow Food nella riscoperta e valorizzazione di prodotti di cui il mondo si sta dimenticando l’esistenza.


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