Vino annacquato, la proposta shock di Bruxelles

Di Ilaria Patacconi (foto di Chiara Carciani)

Un inganno legalizzato per i consumatori che si ritrovano a pagare l’acqua come il vino” questo è uno dei primi commenti di Coldiretti, che solo pochi giorni fa ha denunciato la proposta di Bruxelles (Capitale de facto dell’Unione Europea) per la dealcolazione dei vini.

Trasformare acqua in vino… O vino in acqua? Questo è il problema

Il momento si sa, non è uno dei più favorevoli. La Pandemia ha colpito duramente tutti i settori e, per quanto quello dell’alimentare sia uno dei pochi che in qualche modo tiene la testa a galla, il crollo del consumo vino Made in Italy all’estero raggiunge il minimo storico da oltre 30 anni, per effetto del calo del 20% nelle esportazioni nel 2021.

Se questo non bastasse, resta sempre la “minaccia” delle norme che ogni giorno si fanno spazio nelle legislature. Come spiega proprio Coldiretti, il settore enologico è già “sotto attacco” con la proposta di introdurre etichette allarmistiche per scoraggiare il consumo di bevande alcoliche e vino, previste nella Comunicazione sul “Piano d’azione per migliorare la salute dei cittadini europei”.

Togliere l’alcol dal vino ed aggiungere acqua è l’ultima trovata di Bruxelles” afferma la Coldiretti in una nota dove continua dicendo: “La proposta prevede di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol con la possibilità di aggiungere acqua anche nei vini a denominazione di origine

In questo modo, verrebbe permesso di chiamare vino anche un prodotto le cui caratteristiche distintive date da un processo di trasformazione secolare, sono state del tutto compromesse.

“Non vogliamo un Amarone annacquato”

A guidare la “protesta” è la Coldiretti Veneto, una delle regioni ai vertici della produzione di vino, che da sola produce 10 milioni di ettolitri ed ha un mercato export di circa 2,2 miliardi di fatturato.

Ma perché la proposta di Bruxelles rappresenta unpericolo” per il mondo del vino?

Una risposta arriva da Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti che spiega: “L’introduzione della dealcolazione parziale e totale come nuove pratiche enologiche rappresenta un grosso rischio e un precedente pericolosissimo che metterebbe fortemente a rischio l’identità del vino italiano e europeo, anche perché la definizione “naturale” e legale del vino vigente in Europa prevede il divieto di aggiungere acqua”.

Il Presidente sottolinea il suo impegno nel fermare questa “deriva pericolosa” che rischia di compromettere la voce principale dell’export agroalimentare nazionale che complessivamente sviluppa un fatturato di oltre 11 miliardi in Italia e all’estero.

Mal comune mezzo gaudio?

In pratica, non solo l’Amarone, simbolo della provincia di Verona, ma anche tutti gli altri celebri prodotti italiani potrebbero mantenere il loro nome simbolo nonostante il trattamento invasivo durante il processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino, che ne comprometterebbe le caratteristiche che li rendono unici nel loro genere.

Questa è solo l’ultimoattacco” che il mondo del wine deve affrontare, dopo che l’Unione Europea ha già consentito l’aggiunta dello zucchero per aumentare la gradazione alcolica del vino, una pratica da sempre vietata nei Paesi del Mediterraneo e ha dato anche il via libera al vinosenza uva” ovvero ottenuto dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes.

Insomma, il vino italiano è da sempre un motivo di orgoglio per il nostro Paese, ma se neanche le certificazioni, tanto importanti e difficili da ottenere, riescono più a proteggersi” dagli attacchi, cosa ci rimane per proteggere i nostri fiori all’occhiello eno-gastronomici?


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