Dimmi chi sei e ti dirò di che Sushi hai bisogno…

Di Ilaria Patacconi (foto di Peggy_Marco)

Avete mai assaggiato il sushi? Se la risposta è sì, saprete che di uramaki, nighiri, temaki e via dicendo ne esistono a decine. Basta sfogliare il menù di qualsiasi ristorante giapponese per rendersi conto delle infinite possibilità che possono nascere da un semplice abbinamento tra riso e pesce più o meno crudo.

Cosa pensereste se vi dicessi che esiste qualcuno che sta cercando di creare sushi personalizzato per ogni singolo cliente?

Sushi singolare

L’azienda giapponese “Open Meals ha deciso di andare oltre, con un’idea che potrebbe rivoluzionare il mercato di questo piatto nipponico.

Open Meals ha infatti deciso di portare avanti un progetto che si basa sull’utilizzo della tecnologia di stampa 3D (leggi qui l’articolo “Novità dagli USA: da oggi la pasta si trasforma in pentola!”) per produrre un cubetto di sushi che possa essere personalizzato a seconda dei gusti e delle necessità dei vari clienti.

Il progetto si chiama “Sushi Singularity e il meccanismo è molto semplice: una volta analizzati i bisogni e i gusti del cliente, la macchina sarebbe in grado di creare, attraverso differenti strati di pesce, riso e altri ingredienti sushi che potranno essere immediatamente consumati dal cliente stesso.

Consultare il medico prima dell’utilizzo

Il particolare che ancora non vi ho svelato è che cenare nel ristorante ideato da Open Meals potrebbe risultare un tantino invasivo. Sì, perché quando ho dettouna volta analizzati i bisogni del clientenon stavo parlando in modo metaforico

Al cliente, al momento della prenotazione, sarebbe inviato un kit con tampone salivare e flaconi per le urine e le feci, da rispedire al mittente per un’analisi approfondita.

In base ai risultati dei test, la cucina sarebbe in grado di rilevare la necessità di vitamine, calcio e altri nutrienti preparando un piatto su misura con tutto il necessario.

Personale ma non a scelta

Le consistenze e gli ingredienti sarebbero variabili in base ai gusti, ma sarebbero comunque scelti dalla macchina, senza possibilità da parte del cliente di includere particolari abbinamenti o salse specifiche.

Sicuramente un modo originale di proporre un piatto della tradizione, ma forse un po’ limitante per tempi di produzione (molto lunghi) e bassa possibilità di scelta da parte del cliente.

L’azienda scrive sul sito Web: “L’iper-personalizzazione diventerà comune per i cibi del futuro. Sulla base di test del DNA, delle urine e dell’intestino, ognuno avrà il proprio ID di salute. Questa identità sarà analizzata e la corrispondenza nutrizionale verrà eseguita per soddisfare le esigenze nutrizionali con la biometria, quindi la persona verrà automaticamente dotata della dieta ottica“.

Il futuro è qui?

Il progetto può sembrare un tantino folle, ma è stato realmente presentato nel corso dell’ultimo “Sxsw” di Austin, in Texas, con l’intenzione di trasformarsi in realtà con una prima, pionieristica apertura a Tokyo nel 2020.

Vista la Pandemia e la mancanza dei clienti che le Olimpiadi avrebbero (idealmente) portato l’apertura è slittata a data da destinarsi.

E voi cosa ne pensate? Siamo pronti a dire addio ai classici rotolini di riso e dare il benvenuto al nuovo sushi in chiave digitale?


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