Tenuta di Alberese, fra custodia e sviluppo

Di Chiara Carciani (foto di Matteo Carassale)

La Tenuta di Alberese è l’azienda agricola per eccellenza, il sogno di chi della passione per la campagna e per gli animali vuole farne un mestiere. Per descriverla al meglio, bisognerebbe incontrare chi l’ha vissuta e la vive tutt’oggi, che con orgoglio e amore contribuisce al mantenimento e al miglioramento di quest’area.

Un’origine antichissima, si parla di più di mille anni di storia, un succedersi di perdite e conquiste, di sopraffazioni e di cambiamenti. Una cosa è rimasta intatta nel tempo: la rispettosa convivenza con l’ambiente naturale.

Interamente condotta con metodo biologico, è una delle realtà più grandi a livello europeo, all’interno di un’area protetta, il Parco della Maremma, la cui costituzione è stata un processo naturale ad ulteriore protezione dei beni culturali e naturali all’interno della Tenuta.

Un’azienda più forte del tempo

La storia della Tenuta risale all’anno mille, quando sui monti dell’Uccellina fu edificata l’abbazia benedettina Santa Maria Alborense (oggi San Rabano). Un luogo potente e produttivo, abbandonato dopo secoli per le pressioni da parte dei pirati.

Nel XVI secolo, Alberese era posseduta dai Medici, i quali potenziarono le torri di avvistamento ancora presenti come elemento identificativo del panorama costiero. In questo periodo, l’area fu abbandonata e i terreni circostanti furono inondati dal fiume Ombrone, fino a diventare paludi, abitati soltanto da cavalli e vacche brade.

Nel XIX secolo, invece, Alberese vide l’arrivo di uno dei personaggi più importanti della sua storia, al quale deve la definitiva vittoria sulle acque stagnanti: Leopoldo II di Lorena, detto Canapone.

Importanti opere di bonifica, nuove tecniche di coltivazione, costruzione di nuovi fabbricati e soprattutto l’incremento del bestiame già presente nella zona danno avvio a quella che è ancora oggi la tradizione rurale di Alberese.

Sarà la guerra poi, a far lasciare agli Asburgo di Lorena questo luogo che passò in gestione all’Opera Nazione Combattenti (ONC), il quale edificò 137 poderi atti ad accogliere famiglie venete in qualità di coloni, motivo per cui la comunità di Alberese è composta in prevalenza da famiglie Venete. In seguito, l’ONC fu dichiarato ente inutile e l’azienda passò alla Regione Toscana nel 1979.

Le grandi corna a lira

Da sempre presente nella Maremma Tosco-laziale come bovino da duplice attitudine, con la meccanizzazione agricola, la razza bovina Maremmana, ha subito una repentina contrazione della popolazione.

Oggi nell’ottica della conservazione della razza, la Tenuta di Alberese ne possiede più di 500 capi in purezza, allevati interamente allo stato brado ed iscritti al libro genealogico. La scelta di salvaguardare questa razza nasce dall’esigenza di mantenerla nel naturale agroecosistema della Maremma sfruttando un’area marginale come Alberese in cui nessun’altra razza potrebbe sopravvivere.

La Maremmana, infatti, è un animale rustico, capace di vivere e cibarsi autonomamente. Resistente alle malattie e alle intemperie, la sua stalla è il bosco; è una delle poche razze capaci di sfruttare dal punto di vista alimentare le essenze lignificate della macchia mediterranea.

Le abitudini alimentari conferiscono alla carne naturale sapidità e le modalità di allevamento e pascolamento portano ad avere un contenuto di colesterolo molto basso e un’alta percentuale di antiossidanti.

Per ultima cosa, ma non per importanza, l’allevamento allo stato brado in questa area ha permesso il mantenimento di uno dei mestieri più caratteristici e antichi della Maremma: il buttero.

I guardiani dell’azienda

In sella al suo cavallo maremmano, il buttero si prende cura giornalmente della mandria di bovini ed equini dell’azienda. Oggi come un tempo, è una figura insostituibile per gestire questo tipo di allevamento in una area così estesa e disconnessa.

Alberese è una delle poche aziende rimaste dove esiste realmente il Buttero come figura lavorativa e non come oggetto di tradizione folkloristica.

La loro professione è molto dura e pericolosa, motivo per il quale sempre meno persone scelgono di intraprendere questa strada. “Una filosofia di vita la nostra, dove la passione è il reale motore per sopportare i rischi e la fatica. A fronte di offerte di lavoro più allettanti il buttero risponderà: lavorare a cavallo è una scelta di vita e non un lavoro, mai ci rinuncerebbero.

Patrimonio

La Tenuta di Alberese fa parte oggi di “Ente Terre regionali Toscane”, uno strumento operativo istituito dalla Regione Toscana che gestisce, oltre Alberese, anche altre aziende agricole come la “Tenuta di Cesa”, l’unica azienda agricola sperimentale della Regione, “San Rossore” sede della banca del germoplasma animale e del “Parco Stalloni e Suvignano”, Tenuta confiscata alla mafia.

L’ente ha il compito di gestire il coordinamento della tutela e valorizzazione delle varietà e razze autoctone toscane a rischio estinzione, attraverso la banca del germoplasma e la rete dei coltivatori custodi.

Inoltre, è l’ente di coordinamento della gestione del patrimonio agricolo forestale e regionale rappresentato da oltre 110000 ettari di bosco, coordina inoltre la banca della terra per la concessione nell’ambito del progetto giovani si di beni e terreni incolti sul territorio regionale.

Alberese: un occhio al futuro rispettando il passato

In un mondo dove il progresso economico e tecnologico ha distrutto buona parte della biodiversità, Ente terre e in questo caso la Tenuta di Alberese rappresenta un esempio virtuoso di conservazione e protezione dell’agro biodiversità, della sostenibilità ambientale, delle tradizioni e delle storia di un intero territorio, senza rinunciare al perseguimento di innovazioni tecnologiche di processo tese a migliorare le produzioni di qualità.


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