Una Guida per raggiungere le Stelle… Michelin!

Di Ilaria Patacconi (foto di Chiara Carciani)

Sentir parlare di “Stelle”, oGuida Michelinnon è una novità alle orecchie di nessuno che abbia un interesse per la cucina e il buon mangiare. Un’istituzione che da anni si fa portavoce e giudice dei migliori ristoranti al mondo, ma con origini diverse da quelle che ci si potrebbe immaginare.

La nascita di un mito

Nata nel 1889, stesso anno dell’omonima marca di pneumatici, dai fratelli André ed Éduard Michelin grandi menti industriali che studiarono un metodo per promuovere i nuovissimi mezzi che da pochi anni prima si affacciavano sul mercato del trasporto.

In un momento nel quale in Francia si contavano a mala pena 3000 automobili in tutta la nazione, i due fratelli pensarono di promuoverne gli spostamenti, creando per i potenziali clienti un libricino che accompagnava l’acquisto dei loro pneumatici, che suggerisse loro mappe per raggiungere luoghi e ristoranti imperdibili che avrebbero potuto visitare grazie alla loro nuova macchina.

Per vent’anni la “Giuda Michelin” veniva fornita gratuitamente all’acquisto degli pneumatici, ma dopo averne trovata una in un negozio utilizzata comezeppaper un tavolino traballante André decise che doveva esserne dato valore, e iniziò a venderla per sette Franchi l’una.

Rivoluzione di livello

Visto il sempre crescente interesse per la buona cucina, i fratelli introdussero gli “avventori misteriosioggi conosciuti come “ispettori”, con il ruolo di visitare e recensire anonimamente i ristoranti.

Già nel 1926 nasce l’assegnazione di una Stella come riconoscimento di quei locali che proponevano una cucina di alta qualità, le scala delle tre Stelle così come la conosciamo oggi, arriva dopo cinque anni, e dopo altri cinque (1936) vengono pubblicati tutti i criteri di giudizio utilizzati per l’assegnazione delle Stelle.

Nel resto del XX secolo, la Guida Michelin si afferma nel cuore di clienti e ristoratori ambiziosi e diventa il libro più venduto con oltre 30 milioni di copie, premiando la lungimiranza dei fratelli Michelin.

Se in Italia con la prima edizione pubblicata nel 1956 copriva solo il territorio “dalle Alpi a Siena”, già con la seconda l’anno dopo, tutto il territorio nazionale era stato coperto.

Rosso o verde?

Se la classica Guida Michelin ha riscosso tutto il successo che ha avuto, è anche perché non si sono mail limitati a rimanere nei confini francesi. Sono state create due linee distinte della Guida: Rossa e Verde.

La Guida Rossa raccoglie valutazioni di ristoranti e alberghi, divisi per singole Nazioni mentre quella Verde, è stata creata per il turismo itinerante, un riferimento internazionale per il mercato delle guide turistiche.

Oggi prodotte e commercializzate in otto lingue (francese, italiano, inglese, spagnolo, tedesco, polacco, olandese e ceco), con un catalogo di più di 200 titoli, divisi in quattro collane, aggiornate ogni due anni, per garantire un’informazione sempre aggiornata ed al passo con i tempi.

I numeri del successo? Una media di 1,8 milioni di Guide vendute all’anno, con una tendenza sempre in crescita.

Il valore di una Stella

Il giudizio Michelin non può essere una valutazione soggettiva. Si basa su una valutazione oggettiva di cinque criteri principalmente, qualità della materia prima, padronanza delle tecniche di cottura, personalità dello Chef, rapporto qualità-prezzo e coerenza tra le visite.

Il significato che assume ogni Stella assegnata è diverso, con la prima viene riconosciuta una cucina di alta qualità, dove si avverte la mano dello Chef e che il ristorante merita una sosta se ci troviamo da quelle parti.

La seconda Stella premia un’eccellente cucina, in cui si riconosce chiaramente la mano e la bravura dello chef e che anche se non siamo andando direttamente nel posto in cui è situato il ristorante, merita una deviazione sull’itinerario.

La terza Stella simboleggia oltre tutto quello già detto con la seconda, una cucina impeccabile, con un’attenzione ai dettagli fuori dal comune ed un servizio insuperabile, una tappa che merita un viaggio organizzato anche solo per quel ristorante.

E voi cosa ne pensate? Vale la pena organizzare un viaggio solo per provare ristorante “stellato” come suggerisce la Guida Michelin?


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