Ad ogni vino il suo calice!

Di Alberto Mangoni (foto di Canva)

L’utilizzo più noto è sicuramente quello della “flûteper lo Champagne, calici lunghi e stretti che permettono di conservare il perlage (le bollicine) dei vini frizzanti.

Grandi calici per i rossi e calici di media grandezza per i bianchi, no?

Non del tutto corretto.

Innovazione a 360°

Di pari passo all’innovazione scientifica e allo studio sensoriale va ovviamente lo studio tecnico di tutti gli elementi che compongono il servizio ed esaltano le caratteristiche di un vino.

Basti pensare alle nuove generazioni di cavatappilame e verme”, per bottiglie molto datate.

Il “Coravin” uno strumento che ci permette tramite un ago che penetra il tappo della bottiglia ed immette un gas inerte (solitamente azoto) di assaggiare un vino senza aprirlo e poterlo preservare completamente inalterato per mesi.

Coinvolti in questo processo di innovazione e studio non sono certo secondi a nessuno i calici, che negli ultimi anni hanno occupato una fetta importante di mercato, messi a disposizione dei professionisti di settore come strumenti tecnici imprescindibili per una degustazione di precisione.

Dove bevo cosa?

La tendenza è quella di valutare il singolo vino e non più l’intera area di produzione, non più calici da Brunello, Amarone o Bordeaux bensì analizzare il vino, la sua annata “il suo stato di forma” per capire dove meglio potrebbe sprigionarsi, quale sia per lui “l’abito migliore”.

Qua troviamo invece uno schemaclassico” per la scelta del calice a servizio, questo continua a far fede tra professionisti e scuole di Sommelier.

Possiamo notare come ogni tipologia viene abbinata al suo calice di riferimento, la direzione dei professionisti del settore della cristalleria è quello di creare calici che vadano a valorizzare il singolo vitigno con caratteristiche e peculiarità differenti, come i calici da Pinot Nero/Barolo, svasati e molto ampi per permetterne la corretta ossigenazione o quelli da Barbera/Syrah che permettono al vino di sprigionare la sua succosità e le caratteristiche note speziate di queste due varietà.

Il dibattito è più che mai aperto per il servizio dei grandi Champagne, vecchie annate e bottiglie con qualche anno di sboccatura sulle spalle perdono la loro complessità e non si esprimono al meglio in calici flûte o da bianco di medio corpo, oggi a queste due tipologie si preferiscono calici più larghi nonostante ci sia una maggior dispersione dell’effervescenza.

Cristalleria di lusso

Ovviamente, tutto lo studio e il lavoro dietro a questi strumenti di precisione in cristallo ha un costo, anche elevato se paragonato con i classici bicchieri.

Le eccellenze del settore sono davvero tantissime e la costante richiesta ha fatto sì che si aprisse una breccia nel mercato per calici così importanti.

I “best sellers”, aziende come Riedel, Zalto, Mark Thomas lavorano cristallo soffiato a bocca per la gammadeluxe” dei propri calici, che possono arrivare a costare fino a 60€ al pezzo.

Sono prodotti incredibili, possono pesare un terzo di un bicchiere classico, con i gradi di trasparenza migliori sul mercato e vetri sottilissimi, ma come in ogni campo, la qualità presenta il conto.

Per concludere, questi calici sono indispensabili?

Uno strumento dal quale non possiamo prescindere per bere un bicchiere di vino in buona compagnia? Assolutamente no!

Certo però, che risultano estremamente utili e performanti nel mondo del professionismo e delle degustazioni di precisione.

Quindi, a voi la scelta che sia per lavoro o per diletto, curiosità o scetticismo li acquistereste oppure no?

Ps. Si rompono MOLTO facilmente!

Alla salute!


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