E-Cooking: dalla padella alla rete

Di Filippo Pianigiani (foto di Canva)

Il cibo è indubbiamente la miglior cosa che si possa provare nell’essere vivi: nessun altro piacere corporeo è sperimentato più volte al giorno e non smetterà mai di essere di moda. È un’espressione culturale, un modo di riunirsi o dimostrare affetto, insomma, una parte importantissima della nostra vita. E come tutte le cose importanti, cambia con noi e si evolve attraverso il tempo e in questo caso specifico passa dal fisicoAl digitale! Ma scopriamo più a fondo di cosa si tratta.

Dalla padella alla rete

Quando la Pandemia ha colpito, chef e scrittori di libri di cucina sono rimasti bloccati. Sono stati cancellati corsi di cucina, dimostrazioni, tour di libri e così via. Decine si sono rivolti ai social media, dove Instagram e Facebook Live hanno preso il posto dei banconi della cucina di fronte ad un pubblico.

Per molti sono stati solo tentativi e niente più, poiché hanno solo imparato quali pulsanti premere, come controllare le fotocamere dei telefoni cellulari e come presentare le ricette. Ora, con l’avvicinarsi del nuovo anno, molti si stanno muovendo, portando innovazioni nell’insegnamento tramite video.

Secondo Virginia Willis, chef e autrice di libri di cucina con sede ad Atlanta specializzata in coaching sui media culinari, i modi in cui si sta evolvendo l’insegnamento della cucina sono principalmente tre.

I 3 grandi stili di E-cooking

Il primo è l’approccio della vecchia scuola, in cui cuochi, amatoriali e non, mostrano semplicemente come è fatto il piatto e il video viene pubblicato online. Il mondo però è affollatissimo di questo tipo di contenuto, che per un pubblico che ha sempre più bisogno di essere stimolato, risulta anche obsoleto e monotono.

Il secondo tipo sono delle classi live che richiedono una registrazione. Questi permettono al presentatore di addebitare una tassa per accedere e limitare il numero di persone che possono partecipare, favorendo loro con un’esperienza più inclusiva e personale, permettendo spesso, ad esempio, di porre domande mentre si cucina, o di seguire una volta che il piatto è finito.

Il terzo tipo, in rapida crescita in popolarità, sono classi in cui i partecipanti acquistano un kit di ingredienti e fanno il piatto allo stesso tempo. Questo, per quanto renda più difficile la gestione delle lezioni, le rende uniche e indimenticabili.

Gli ostacoli per cucinare in questo modo, però, sono più di uno: primo fra tutti la strumentazione che non è uguale per tutti, per passare alla confusione che solo dei bambini o il proprio cane può fare all’interno dell’ambito domestico e finire per problemi più psicologici come quello della Pandemia, dove tutti siamo stati e siamo costretti a cucinare tutti i pasti della giornata.

E in Italia?

I corsi digitali, così come i seminari e le degustazioni, sono indubbiamente entrati a far parte della quotidianità di molte persone nel nostro Paese. Secondo Food & Wine la tendenza è destinato ad espandersi proprio per i laboratori culinari tenuti online dagli chef. Grazie alle box inviate a casa, è possibile riprodurre l’esperienza didattica anche a casa.

Alla fine, basti pensare che per conoscere a fondo un Paese nuovo, una città, una regione, uno dei migliori modi è mettersi a tavola ed assaggiare tutti i sapori più tipici. Il gusto di piatti nuovi e ingredienti diversi resta impresso nella mente, ma ancora meglio è poter rivivere l’esperienza a casa propria: ecco perché, di pari passo al “boom” del turismo enogastronomico che, secondo i dati del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2019, curato da Roberta Garibaldi, in Italia è cresciuto del 48% in un solo anno, c’è l’amore dei turisti verso le lezioni di cucina.

Dalla ricerca, emerge infatti che ben il 48% dei turisti italiani vorrebbe partecipare a corsi di cucina, percentuale che sale al 57% nel caso di turisti enogastronomici, anche se solo il 13% ne ha realmente frequentati, mostrando uno spazio di mercato ancora da colmare.

Verso un futuro in 1 e 0

Mentre praticamente ogni altra industria è stata impegnata nella digitalizzazione negli ultimi dieci anni o più, il mondo dei ristoranti è rimasto decisamente analogico. Le cucine moderne sono ancora costruite intorno alla gerarchia della “Brigade de cuisine” sviluppata da Georges Auguste Escoffier nel XIX secolo e l’idea di rinunciare al livello di controllo offerto dal giardino recintato di un ristorante era impensabile.

Poi è venuto il Covid ed improvvisamente i ristoratori sono stati costretti ad adattarsi ad una nuova terrificante normale in cui i clienti non sono stati più ammessi attraverso le porte. Nel giro di poche settimane è stata creata l’infrastruttura di base per consegnare cibo ai clienti, e negli ultimi nove mesi l’industria ha subito più cambiamenti strutturali che in qualsiasi altro momento della sua storia.

Mai più di oggi la cucina ha subito un cambiamento e cavalcando l’onda di questo mutamento, chiunque adesso può usufruire di corsi di cucina stando comodamene seduto sul proprio divano o all’interno della propria cucina.

Beh, direi che non ci sono scuse per non organizzare la cena dei sogni una volta finito tutto questo casino, quindi tutti ai fornelli!


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